I CAMPI DEI TERREMOTATI DELL’AQUILA UN PEZZO DI GUERRA DIETRO L’ANGOLO

Volantino distribuito oggi pomeriggio, durante il presidio solidale organizzato alla Spezia


Dopo l’approvazione del pacchetto sicurezza, che prevede la definizione del  reato
di clandestinità, la restrizione dei mezzi di contestazione, salvo
incorrere in multe esose o nel carcere, l’utilizzo di ronde, che
avvalorano il clima da far west che contraddistingue da tempo questa
cara società, dopo che il razzismo ed il qualunquismo sono diventate in
modo ufficiale la spinta propulsiva e vitale di tutti e tutte, poco
spazio è lasciato alla fantasia per il nostro prossimo futuro….tutto
sembra essere giù stato scritto e stabilito, con il plauso corale.

In
realtà quello che ci troveremo a vivere altro non sarà se non la giusta
conseguenza di una serie di provvedimenti, leggi e comportamenti che da
anni contraddistinguono la politica e la società di questo paese come
di molti altri. 

Il
binomio guerra interna guerra esterna è ormai diventato visibile e ciò
che s sta consumando appare evidente ai più e non solo ad una minoranza
di persone che hanno continuato a lottare e opporsi.

 

Mentre
l’inferno della guerra, della devastazione, dei campi profughi sembra
così lontano dalle nostre città, dal nostro tran-tran quotidiano
altrove e non così distante si bombarda anche in nome nostro, ma la
cosa non sembra turbarci.

Ma
non si può pensare che uno Stato in guerra (come il governo italiano,
il quale ha le proprie truppe in ventuno Paesi del mondo) non inauguri
prima o poi dei metodi militari contro la popolazione anche all’interno
dei propri confini. Non si può pensare che corsa agli armamenti, nuovi
basi militari, missioni con l’esercito in mezzo mondo non abbiano
ricadute su di noi.  E cos’ l’esempio della gestione
dell’emergenza terremoto abruzzese rivela nero su bianco quello che lo
Stato si prepara a fare e quello che è in grado di fare, senza colpo
ferire.

La
Protezione Civile ha letteralmente militarizzato la vita sociale per
impedire ogni forma di autorganizzazione dal basso, per mantenere
passivi gli individui in vista di una ricostruzione che appare sempre
più lontana e che, soprattutto, deve compiersi senza di loro. La
questione de L’Aquila è davvero emblematica di come la condizione di
sfollati di guerra possa varcare le frontiere della democrazia e di
come le “emergenze” siano un’ottima occasione per assuefare la
popolazione alla presenza dell’esercito. I terremotati sono
infantilizzati e resi passivi per impedire ogni forma di
autorganizzazione.

 

A tutto questo si aggiunge la beffa del G8 che non per caso ha visto cambiare la sua sede dalla Maddalena all’Aquila…

Il populismo che si sta sprecando in ogni telegiornale, giornale e in ogni discorso tenuto in quella sede  suscita
l’orticaria per quanto è vicino, senza nemmeno preoccuparsi di celarsi
dietro ad una parvenza di dignità, per quanto è simile, si diceva, al
populismo del fascismo, ha il gusto di quelle vacche grasse che per
compiace il duce, far fare bella figura ai suoi gregari, e per far
apparire una finta solidità, venivano trasportate da un paese ad un
altro durante le sue visite ufficiali e . in cui il duce passava per verificare la solidità del suo impero. Forse
l’unica differenza è che oggi stampa e media, in generale, servi del
regime democratico, assolvono al compito di far vedere quelle vacche
grasse anche a noi .

 

E
mentre continuano gli omicidi sul lavoro, aumenta a 6 mesi la
reclusione di persone che hanno commesso il reato di essere immigrate,  si inaspriscono tutte le pene relative alle contestazioni e le condizioni di carcerazione, diminuiscono gli spazi di libertà,  lo
Stato mostra il suo volto di censuro e repressore: due sono le
inchieste preventive, nel senso che non fanno riferimento a nessun atto
o azione concreta, fatte partire in queste ultime settimane  e che hanno portato ben 8 compagni in carcere e  un’altra
cinquantina indagati per associazione sovversiva, 21 sono gli studenti
arrestati per una manifestazione avvenuta ad Aprile,  e
decine sono le persone arrestate durante o prima di manifestazioni
contro il vertice dell’Aquila mentre in Abruzzo il diritto di protesta
è stato ufficialmente abolito….

Tuttavia continue rivolte nei CIE, nelle carceri e per strada indicano che la misura è colma.

 

Forse è arrivato il momento in cui la rabbia sta prendendo forma in rivolta e lotta?

Libertà per tutti e tutte le prigionieri rivoluzionarie

Solidarietà a chi si ribella e lotta

 

Rete contro la precarietà, CSOA RDA May Day, Circolo Anarchico Binazzi

Roma – Disturbato presidio “100% animalisti”

[report]

Intorno alle ore 9.00 di questa mattina una sessantina di
antifascisti ed antispecisti hanno organizzato a Roma un presidio di
disturbo nei confronti dell’associazione "animalista" 100% animalisti
capeggiata dal forzanovista Paolo Mocavero. Dopo circa un’ora si sono
fatti presenti alcune teste rasate del panorama neofascista capitolino
con tanto di magliettine dei zetazeroalfa ed affini spalleggiati da
un’imponente dispiegazione delle forze dell’ordine (diversi blindati
della celere più gazzelle e digos varia intenti a documentare tutto).
Il disturbo è andato avanti per diverse ore portando alla luce la vera
indentità di questi pseudoanimalisti riuscendo anche ad entrare in
contatto con diversi giovani che stavano raggiungendo il presidio dei
100%animalisti, i quali di fronte all’evidenza si sono uniti agli
antifascisti. Finito il presidio mentre i compagni e le compagne
salivano sul treno un petardo, che ha stordito un uomo che si trovava
nelle vicinanze, ha causato il blocco del mezzo portando
all’identificazione, le perquisizioni e il sequestro di alcuni oggetti
personali (di nessun rilevo) dei militanti. Da segnalare diversi "abusi
di potere" calci, pugni e schiaffi da parte degli sbirri. In tutto
questo il presidio dei fascianimalisti è stato inevitabilmente sabotato
(molti hanno abbandonato la piazza, gli altri rimasti erano più intenti
ad insultare il presidio antifa piuttosto che mandare avanti le loro
assurde istanze) portando molti di loro a domandarsi sulla vera natura
dei vertici di questa associazione che si ostinano a definire
"apolitica".
La prossima volta prima di tornare a Roma ci ripenseranno bene.

antifascismo ovunque!
azione antispecista!

alcuni solidali


100% ANIMALISTI: IL FASCISMO DI PAOLO MOCAVERO

Nelle
notti del 7 e dell’8 Giugno la sezione romana dell’associazione 100%
animalisti ha rivendicato due "blitz" contro il canile comunale di
Muratella, con l’affissione di alcuni striscioni. Il giorno successivo
due personaggi del PdL romano (area Alleanza Nazionale), Fabrizio
Santori (Presidente della commissione sicurezza del Comune di Roma noto
per le sue dichiarazioni a favore di una occupazione del gruppo
neofascista Casa Pound nel VI municipio, e al tempo stesso per i
continui attacchi repressivi contro i movimenti antagonisti capitolini)
e Andrea De Priamo (presidente della Commissione ambiente del Comune di
Roma ed ex squadrista del Fronte della Gioventù), tessevano le lodi
dell’azione dei 100% animalisti.

Gli
striscioni affissi altro non sono che il riciclo di alcuni manifesti di
Area Identitaria, gruppo neofascista gravitante intorno ad Alleanza
Nazionale.
I 100% animalisti
millantano un presunto impegno contro tutte le forme di sfruttamento
animale; ancora una volta invece, la provenienza del loro materiale ed
i caratteri grafici (…"non conformi"…) rivelano la matrice
profondamente politicizzata della loro associazione in termini
chiaramente reazionari e soprattutto il loro prestarsi ad essere
braccio di propaganda "animalista" di partiti, gruppi politici e aree
della società per loro natura basati sulla gerarchia e lo sfruttamento
e dunque inevitabilmente refrattari ad un qualsiasi principio di
liberazione animale e cambiamento reale dell’esistente.

Nell’ambito
dell’area "non conforme", Area Identitaria (derivazione di reduci di
Forza Nuova e Fiamma Tricolore) è la presunta autonomia di Alleanza
Nazionale. Un cavallo di Troia con cui le destre neofasciste cercano
spazi all’interno di tematiche tradizionalmente antiautoritarie quali
l’ecologismo, la lotta alla globalizzazione e l’animalismo radicale. E’
ovvio però che non ci può essere impegno genuino e consapevole per la
liberazione della Terra e degli esseri viventi da parte di chi è
abituato a rinchiudere se stesso e gli altri in gabbie concettuali e
fisiche fatte di sfruttamento, sopraffazione e specismo.

Un
po’ di storia…In questo piano di infiltrazione l’associazione 100%
animalisti gioca da anni un ruolo fondamentale nel fornire agibilità
all’interno del territorio e soprattutto una patina di "animalismo" a
interessi esclusivamente politici. Il fondatore e presidente Paolo
Mocavero ha un trascorso esemplare in questo senso: candidato sindaco
per la lista "Destra Veneta – Stop immigrazione per una Forza Nuova"
alle elezioni comunali di Padova del 13 giugno 1999, è stato uno degli
uomini chiave del partito fondato dall’ex membro di Terza Posizione
Roberto Fiore. L’avventura elettorale di Mocavero naufraga
pateticamente, arenandosi sulla miseria di 1451 voti al primo turno.
Voti prontamente offerti per il ballottaggio al candidato di Alleanza
Nazionale Giustina Destro, poi eletta con il 50,6% dei voti.

In
quel periodo i fascisti impongono un clima di violenza e terrore nella
città , sotto l’incoraggiamento dei vertici politici di riferimento.
Nel giugno del 2000 una sentenza della Corte d’Appello condanna otto
giovani padovani tutti "appartenenti al gruppo di estrema destra Forza
Nuova" per aver picchiato un ragazzo di colore per "finalità razziste".
Nel periodo immediatamente antecedente alle elezioni c’erano stati gli
arresti di altri due membri del partito, Andrea Bordin e Roberto
Baggio. Nel 2000 la polizia scopre a casa di un’altra persona
dell’ambiente, Lorenzo Stivanello, micce ed esplosivi.
Sfumata
la carriera politica, e fiutata l’aria ostile, Paolo Mocavero decide di
ripiegare sull’animalismo e fonda la suddetta associazione. Con uno
stile apparentemente aggressivo raccoglie una base di giovani ragazzi
(alcuni certamente in buona fede): si fa strada parallelamente
diffamando e insultando sul suo sito web tutte le altre realtà
protezioniste, animaliste ed antispeciste, facendone un calderone
comune contro cui indirizzare il malessere
esistenziale dei suoi attivisti all’insegna del più classico "molti nemici, molto onore". Visto
però che il movimento antispecista oppone una sarcastica indifferenza,
altro che nemici, i 100%animalisti si dedicano al marketing:
cappellini, magliette,
gadget,
bandiere con il teschio del Jolly Roger, vere e proprie divise. I loro
obiettivi: sagre di paese, palii semisconosciuti, fiere di campagna,
circhi. Tutte realtà che, pure se da combattere, poco incidono nel
quotidiano e sistematico panorama degli abusi e delle violenze che gli
uomini compiono sugli animali. In cambio però garantiscono un facile e
immediato riscontro mediatico (guarda caso tutte testate di destra, da
Libero a siti come VivaMafarka e No Reporter): a maggior gloria non
degli animali (quelli servono solo per le magliette…) ma dell’
immagine del proprio gruppo.

La
linea ufficiale è quella dell’apoliticità. Addirittura in home page del
sito internet vengono riportate le frasi dell’attivista antispecista
inglese Barry Horne. Ovviamente ai giovani e sprovveduti militanti non
viene detto che Horne era un militante libertario. Tuttavia l’impronta
politica dei 100%animalisti è forte ed affiora continuamente. I
referenti politici, i contatti con certa stampa, gli attacchi
strumentali alle campagne animaliste che in Italia ed in Europa
colpiscono i nodi dello sfruttamento animale industriale.
Lo
sfruttamento vero, quello che per essere combattuto richiede tempo,
lucidità, fatica, capacità di mettersi in gioco e di rischiare in prima
persona: dalla vivisezione all’industria della carne fino a quella
della pelliccia. Qualcosa di ben più complesso, oscuro e potente di un
presidio di fronte ad una sagra di paese, con quattro urla da osteria,
due insulti e poi, via, a casa…E soprattutto gli insulti e le offese a
tutti coloro che pagano il proprio impegno per la difesa della Terra e
degli esseri che la popolano con la repressione e la detenzione in
carcere.

Riteniamo
che l’infiltrazione dei 100% animalisti abbia superato il livello di
guardia e non sia più tollerabile. Come non sono più tollerabili le
offese, le minacce, lo squadrismo verbale che questa accozzaglia
pseudo-animalista continua a proporre. Non solo fascismo e
animalismo/antispecismo sono in contraddizione logica, ma certe
"azioni" dei 100% animalisti e certi loro rapporti con settori del
neofascismo italiano evidenziano che questa associazione, o perlomeno i
suoi vertici (fatta salva l’eventuale buona fede di un numero più o
meno grande di attivisti, semplici pedine sulla scacchiera da usare e
poi buttare quando non servono più), non è affatto apolitica ma
ingranaggio di una strategia di infiltrazione più complessa e
sistematica

Nessuna agibilità per i fascisti!

Alcuni/e Antispecisti/e

[Corriere] Da Padova all’Emilia Romagna: dove la sinistra dice sì alle ronde

ROMA — Anche il
centrosinistra ha un’anima «rondista». Prima an­cora dell’approvazione
del ddl sul­la sicurezza voluto dal centrodestra e in particolare dalla
Lega, diverse amministrazioni guidate dal Pd hanno dato il via libera
alle squa­dre di volontari per la sicurezza, per il presidio del
territorio o per il decoro urbano. Appunto le ronde, anche se
preferiscono chiamarle «associazioni civiche».

Il laboratorio delle «ronde dolci» di centrosinistra è l’Emilia
Roma­gna. Qui una legge regionale voluta dal governatore Vasco Errani
nel 2003 ha spianato la strada alle asso­ciazioni civiche che mandano i
vo­lontari davanti alle scuole, nei par­chi, addirittura nei cimiteri.
«Ma so­no contrario alle ronde per la sicu­rezza », ha ribadito Errani
quando il ddl del governo è arrivato al Senato per l’approvazione
definitiva. E Giorgio Pighi, sindaco riconfermato di Modena, esponente
del Pd e fra i fondatori dell’Ulivo, ha spiegato: «Le nostre non sono
le ronde che piacciono alla Lega, non c’entrano nulla. In comune
abbiamo solo il fat­to che i cittadini prestano la propria opera
volontariamente. Ma il no­stro è un approccio culturale: le no­stre
squadre lavorano per il ripristi­no del decoro urbano, cancellando le
scritte o aggiustando la panchina divelta nel parco, e per portare
coe­sione sociale. Le ronde che vuole la Lega non puntano alla coesione
e al­la solidarietà sociale. E’ un presidio del territorio con finalità
quasi inti­midatorie ». In realtà, però, anche in Emilia Romagna c’è
chi nel Pd ave­va intravisto nelle ronde un aiuto al­la sicurezza:
Sergio Cofferati, quan­do era sindaco di Bologna, nello scorso febbraio
aveva affermato che i cittadini «possono dare un contri­buto al
presidio del territorio», pur­ché le iniziative non assumano «co­lore o
valenza politica».

E anche nella Lombardia domi­nata dal verde della Lega e
dall’az­zurro del Pdl, ci sono stati ammini­­stratori di spicco del Pd
che hanno aperto più di uno spiraglio alle ron­de: Filippo Penati,
prima di perde­re la presidenza della Provincia di Milano, aveva
stanziato 250 mila euro a favore dei Comuni del terri­torio per
finanziare le associazioni di volontari. Una mossa, quella di Penati,
che è andata oltre a quanto stabilito il governo, secondo il qua­le le
ronde non devono gravare sul­le casse pubbliche.

E ancora in Liguria c’è il caso Al­benga: il sindaco Antonello
Tabbò, centrosinistra, aspettando di poter installare decine di
telecamere per la videosorveglianza ha lanciato una sorta di «ronde
istituzionali». Lui stesso, insieme agli assessori della sua giunta e
ai consiglieri di maggioranza, è sceso in strada di notte accompagnando
nei pattuglia­menti polizia municipale e forze del­l’ordine, anche se
con una valenza simbolica più che reale: «Per far sen­tire ai vigili e
alla cittadinanza che siamo loro vicini nella lotta per la si­curezza ».

E nella vicina Massa, invece, il sindaco del Pd, Roberto Pucci, si è
schierato contro le ronde, che però sono lo stesso scese in strada,
orga­nizzate dai consiglieri locali de La Destra, sotto lo slogan
«Soccorso so­ciale e sicurezza», con i volontari ar­mati di cellulare,
torce metalliche e spray al peperoncino. Quando la leg­ge approvata
giovedì entrerà in vi­gore, però, bombolette urticanti e torce
metalliche dovranno essere ri­posti nell’armadio, perché i volonta­ri
non potranno portare «alcun og­getto atto a offendere».

La patria delle ronde è comun­que il Veneto. Qui il Carroccio ha
or­ganizzato le squadre di volontari in piccoli e grandi centri. Ma
anche il Pd si è mosso. Achille Variati, sinda­co di Vicenza, ha
annunciato l’istitu­zione di una scuola per volontari della sicurezza.
Flavio Zanonato, confermato alle ultime amministra­tive alla guida di
Padova, già in pas­sato ha schierato i «nonni-vigili» davanti alle
scuole e nei parchi: «Di­ciamo che sono delle ronde anche queste, e io
sono favorevole a utiliz­zare la collaborazione dei cittadini per il
presidio del territorio. Perché la presenza di una squadra di
volon­tari in un parco può scoraggiare gli spacciatori. Un’altra cosa è
quando sento parlare di ronde come quelle che vogliono i leghisti, che
rischia­no di diventare una polizia politica al servizio di
un’ideologia. Con il termine ronda, poi, viene indicato anche un altro
fenomeno: quello delle manifestazioni spontanee in piazza di comitati
di cittadini che re­clamano sicurezza. Queste non so­no ronde vere e
proprie. Sono inizia­tive legittime ma non procurano si­curezza. Anzi
paradossalmente as­sorbono energie delle forze dell’or­dine che per
tutelare la sicurezza dei partecipanti sono costrette a tra­lasciare
altri incarichi».

Al Sud almeno due sindaci di centrosinistra si sono detti
favore­voli alle ronde: Michele Emiliano (Bari) e Vincenzo De Luca
(Saler­no). Purché però siano «intese co­me squadre di cittadini che
volon­tariamente collaborano al control­lo del territorio, ma senza
connota­zione politica».

G8 Genova 2001. Assolti quattro poliziotti accusati di arresti illegali

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Erano
accusati di aver arrestato illegalmente due studenti spagnoli durante
le manifestazioni del G8 di Genova, nel luglio del 2001, ma sono stati
assolti per insufficienza di prove.

Sul banco degli imputati quattro agenti di polizia, Antonio Cecere,
Luciano Beretti, Marco Neri e Simone Volpini, all’epoca dei fatti in
forza al settimo reparto mobile di Bologna.
Per loro il pm Francesco Cardona Albini aveva chiesto condanne a
quattro anni di reclusione per falso ideologico in atti pubblici,
calunnia e abuso d’ufficio. Il reato di falso ideologico è stato
prescritto, agli altri due reati, constatata l’insufficienza di prove,
è invece stata applicata la formula del ragionevole dubbio.

Secondo il pm genovese, i due giovani spagnoli sarebbero stati
accusati ingiustamente di aver lanciato una bottiglia incendiaria e di
essersi scagliati contro gli agenti impugnando una sbarra di ferro. Gli
arresti erano stati effettuati nella zona di piazza Manin dove
manifestavano varie associazioni religiose e pacifiste.

Casa Pound: dietro la maschera

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Dai
colloqui riservati dei dirigenti: un’organizzazione ipercentralizzata
con doppi livelli, la paura degli infiltrati, il servizio d’ordine e i
rapporti con la Digos
Saverio Ferrari – Osservatorio democratico – 09/07/2009

Duemila tesserati e migliaia di simpatizzanti, sedi su tutto il
territorio nazionale, 15 librerie, otto associazioni sportive, una web
radio con 25 redazioni in Italia e dieci all’estero”. Con queste parole
Gianluca Iannone, presidente di Casa Pound Italia, il 22 giugno scorso
ha introdotto i risultati raggiunti dall’associazione, festeggiando il
primo anno di attività, a Roma ad Area 19, una delle quattro
occupazioni poste sotto l’egida del gruppo.
È stata anche l’occasione per sottolineare come ben 150 siano state le
conferenze organizzate e che a Casa Pound Italia fanno ormai
riferimento “dieci gruppi musicali, una compagnia teatrale, una
galleria d’arte e un circolo di cultura cinematografica”, ma
soprattutto il Blocco studentesco che “ha conquistato 120
rappresentanti alle Superiori e 37 mila voti solo a Roma con una media
del 18% dei consensi”. “È stato un anno intenso” – ha concluso Iannone
– “che ha portato a risultati che vanno oltre quanto sperassimo, a
cominciare dalla capacità del Blocco studentesco di guidare la protesta
contro la riforma Gelmini”. Un giudizio decisamente ben oltre il vero
anche se è indubbio che questa realtà di Casa Pound nel suo complesso
rappresenti un fenomeno in crescita. Quasi un piccolo evento mediatico.
I riconoscimenti a destra si sprecano: solo negli ultimi mesi la sede
romana di via Napoleone III ha ospitato, a febbraio, la presentazione
di un libro dell’ex brigatista rosso Valerio Morucci con Giampiero
Mughini e il vicecapogruppo del Pdl in Campidoglio Luca Gramazio,
occasione per lanciare un appello a “mettere fine al meccanismo
diabolico dell’antifascismo”, e successivamente il 2 aprile, la
proiezione del film-documentario apologetico su Bettino Craxi “La mia
vita è stata una corsa”, con tanto di intervento della figlia, nonché
attuale sottosegretario agli esteri, Stefania Craxi.
Recentemente è stato anche pubblicato dalle edizioni Contrasto un
interessante libro foto-giornalistico su Casa Pound: “OltreNero. Nuovi.
Fascisti. Italiani” di Alessandro Costelli e Marco Mathieu. Una ricerca
più antropologica che politica. Ultima in ordine di tempo, a fine
maggio, l’intervista su l’Altro a Giancarlo Iannone da parte di Ugo
Maria Tassinari, da sempre loro entusiastico sponsor, che ha suscitato
non poche critiche e rimostranze a sinistra.
Ma dietro le quinte la realtà sembra ben diversa da quanto appaia. Non
proprio nuova, si potrebbe dire, anzi, decisamente datata. Sulla base
di alcuni colloqui riservati, raccolti casualmente, sfuggiti via
internet all’uso esclusivo dei dirigenti, emergerebbe, infatti, non
proprio la dimensione di un universo così originale, scevro da dogmi e
aperto al dialogo con tutti.
Il dibattito interno a cui ci riferiamo è dell’aprile scorso. Ebbene,
il capo, ovvero Gianluca Iannone, dietro lo pseudonimo di Geronimo, nel
relazionarsi con i dirigenti locali sparsi sul territorio, così
illustra e detta le linee organizzative: “Le comunità vanno strutturate
in cerchi concentrici, il primo deve essere il direttivo, il secondo
cerchio deve essere quello della comunità e poi i vari cerchi con tutti
gli altri. Per comunità intendo un insieme di persone che mantengono un
segreto, uno zoccolo duro serrato, fido, agguerrito…”. Il terrore è
quello delle infiltrazioni: “Siate sempre diffidenti” – dice – “occhio
soprattutto a vecchi camerati di vecchie organizzazioni che si
riaffacciano dal nulla. Noi vi fidate di nessuno. Siamo una foresta che
cresce . Occhio ai parassiti”.
In questo quadro, tra citazioni di Alessandro Pavolini e altri, si
invita tutti a “dare informazioni il meno possibile”. “Chi vuole
conoscerci realmente” – queste le conclusioni – “chiama e si fissa un
appuntamento. In questo periodo dobbiamo essere molto selettivi”.
Anche il mondo delle curve è vissuto con un certo sospetto: “Se inteso
come contenitore per aggregare e poi formare al di fuori, lo stadio è
fondamentale e ho grande rispetto per i gruppi perché anche noi ne
abbiamo uno forte e radicato”, ma “gli stadi pullulano di infiltrati.
La politica trasportata nello stadio porta dietro un sacco di controlli
e situazioni con le forze dell’ordine”. L’impianto sembrerebbe quello
già sperimentato delle formazioni neofasciste degli anni Settanta,
ipercentralizzate e compartimentate, con doppi livelli, impermeabili e
pronte allo scontro non solo politico. “Ogni regione” – è sempre
Iannone a parlare – “deve avere un minimo di 10 elementi facenti parte
del servizio d’ordine nazionale che faranno capo direttamente al
coordinatore regionale e al sottoscritto. Compito dei coordinatori
regionali è individuare gli attivisti più portati a discipline marziali
e unirli sotto il servizio d’ordine locale. Il servizio d’ordine deve
essere basato su un reale allenamento settimanale e una serie di
letture mirate che saranno comunicate in seguito. Bell’aspetto
(interiore ed esteriore) e sangue freddo sono solo i primi due
requisiti per accedere a questa struttura che avrà riunioni nazionali e
compiti delicati. Appartenere al servizio d’ordine è un onore che non
tutti possono rivestire. Scegliete bene”.
C’è dunque un piccolo Duce al vertice di Casa Pound che tutto decide e
comanda, ma soprattutto sarebbe interessante sapere a cosa dovrebbe
servire un servizio d’ordine e quali siano “i compiti delicati” di cui
si parla. Anche alla luce di alcune inquietanti ammissioni in relazione
ai rapporti non sempre conflittuali che sembrerebbero intercorrere tra
alcune sedi di Casa Pound e le Digos locali. “Solita amicizia con la
Digos” – comunica il responsabile di Siena a cui fa da sponda Perugia –
“Qua la situazione è la solita, fanno gli amiconi e i cammarati”.
Storie già sentite. Anche queste.