Il 22 giugno 2009, alle ore 15.50, Youtube ci comunica di aver censurato un terzo video riguardante un telegiornale argentino sulle foto scandalo di Silvio Berlusconi a Villa Certosa. Inoltre ci aggiunge che TUTTI i video pubblicati da "pignetoroma", l'account collegato a Buzz Intercultura, sono stati cancellati. Il giorno prima, su Facebook, vengono cancellati TUTTI gli amici di "Buzz Intercultura". Una azione cosí sistematica, perfettamente paragonabile alla CENSURA CINESE SU INTERNET, cancella ed uccide la libera informazione in un sol colpo. Viene cancellato un account visto da una media di 10.000 persone al giorno in tutto il mondo che avevano lasciato centinaia di migliaia di commenti, anch'essi cancellati. L'azione fatta é illegale in quanto i telegiornali non possono essere sottoposti a copyright in quanto rientrano nel DIRITTO COSTITUZIONALE DELL'INFORMAZIONE. Riteniamo che tra qualche giorno, cancelleranno anche il sito principale. In questi giorni stiamo lavorando per rendere nuovamente visibili i video. Alcuni ancora non sono visibili ma TUTTI SONO SCARICABILI!! REAGISCI !! NEL NOME DELLA LIBERA INFORMAZIONE! SCARICA TUTTI I VIDEO CHE RITIENI SIANO IMPORTANTI E METTILI A TUA VOLTA SUL TUO SITO, SU YOUTUBE, DAILY MOTION E ALTRI. INOLTRA QUESTA MAIL AFFINCHÉ LO FACCIANO ALTRI. SE CI SARANNO 100, 1000 COPIE IN GIRO, NON POTRANNO CENSURARLE TUTTE. Il sito presso cui scaricare tutti i video é: ----------------------------------- http://buzzintercultura.blogspot.com/ ----------------------------------- Grazie a tutti coloro che lo faranno, in nome della libertá di informazione, ormai morta in questo sfortunato paese,.
Monthly Archives: June 2009
International Contest – Contro tutti gli sgomberi
INTERNATIONAL CONTEST
in solidarietà con Cox18 e contro tutti gli sgomberi
Vogliamo spazi liberati, vogliamo che Cox18 non venga cancellato dal
mostro della speculazione edilizia per il profitto dei soliti potenti!
Cox18, Calusca City Lights, Archivio Primo Moroni resistono.
Esprimi la tua solidarietà nella città in cui vivi per dire che gli
spazi non vanno sgomberati e che Cox18, Calusca City Lights, Archivio
Primo Moroni non si toccano
Per partecipare alla sfida:
* Fai il tuo striscione
* Trova un posto dove mettere lo striscione
* Fotografalo
* Invia la foto per email a withsquat@gmail.com entro il 10 luglio 2009
Faremo una foto-gallery con tutte le foto pervenute
LA SFIDA E’ APERTA…
Afghanistan, contadino ucciso a Farah: sul blindato che ha sparato c’era scritto ‘Italia’
By ironriot at 13 giugno, 2009, 8:14 am
Fonti della nota associazione femminista afgana Rawa (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan), contattate da PeaceReporter,
hanno confermato che erano italiani, non statunitensi, i soldati che lo
scorso 16 maggio hanno ucciso un contadino afgano di trent’anni, Abdul
Manan, nella provincia di Farah, nel villaggio di Pusht-e-Rod.
“Abbiamo nuovamente contattato gli abitanti del villaggio – ci scrive Rawa –
e ci hanno detto che sul blindato da cui hanno sparato al contadino
c’era scritto ‘Italia’ in caratteri persiani. Ne sono sicuri”.
Già
nei giorni scorsi, la stessa associazione aveva diffuso la notizia
dell’uccisione di Abdul Manan riportando che, secondo i residenti del
suo villaggio, a sparare erano stati soldati italiani. “La sera del 16
maggio – scriveva Rawa – Abdul Manan stava lavorando nel suo
campo quando truppe straniere gli hanno sparato e lo hanno ucciso
usando un’arma che gli ha provocato gravi ustioni sul volto e sul
corpo. Anche se la nazionalità dei militari non è stata resa nota, la
gente del posto dice che erano italiani. Il giorno dopo, gente del
villaggio ha portato il cadavere davanti all’ufficio del governatore di
Farah per protestare e per chiedere giustizia. Il governatore non ha
voluto riceverli e loro, infuriati, hanno provato a fare irruzione
nell’edificio. La polizia li ha respinti sparando in aria e così sono
tornati al villaggio con il cadavere”.
L’agenzia di stampa afgana Quqnoos lo
scorso 19 maggio aveva riportato la notizia di un contadino ucciso
nello stesso distretto, ma da soldati statunitensi. Si tratta
certamente dello stesso fatto, poiché anche in quel caso si parlava di
proteste davanti all’ufficio del governatore e di pesanti ustioni sul
cadavere che, secondo l’agenzia afgana, erano state provocate da una
granata lanciata dai soldati stranieri sul corpo del contadino dopo
avergli sparato.
Enrico Piovesana
occupata palazzina a bologna
Comunicato stampa
20 giugno Bologna
Occupata palazzina in via algardi 16 (quartiere bolognina)
Da precari, disoccupati e sfrattati
Oggi 20 giugno, precari, disoccupati, sfrattati hanno liberato una
palazzina privata in via algardi 16 (quartiere bolognina). Questo
stabile era occupato dalla rendita (gli alloggi erano tutti vuoti
tranne uno).
Esiste una emergenza abitativa, che colpisce, lavoratori, precari,
disoccupati, famiglie. Sono aumentati gli sfratti per morosità, ci sono
meno case popolari e si allarga il numero di case sfitte private. Per
gli sfrattati e i precari liberare case sfitte oggi diventa una
necessità, mentre la politica di palazzo, favorisce gli speculatori a
danno degli inquilini.
In questo periodo di elezioni, ricordiamo a tutti che i precari, i
disoccupati gli sfrattati non hanno tempo per i ballottaggi, ma è più
impellente per loro contrastare la rendita(le centinaia di case private
sfitte) e lo smantellamento dell’edilizia residenziale pubblica.
E’ da diverso tempo che chiediamo che venga riconosciuta l’emergenza
abitativa, e pensiamo che l’unico modo per intervenire sia quello di
liberare spazi dalla rendita e rilanciare un piano di edilizia pubblica
popolare.
Contro la rendità
Liberiamo case sfitte
Per il diritto alla casa
Associazione Inquilini Assegnatari (ASIA-RdB) Bologna
Bologna Prende Casa
www.asia.rdbcub.it
www.bolognaprendecasa.noblogs.org/
iniziativa regionale per i diritti sociali contro le politiche della Regione Emilia Romagna
30 giugno dalle ore 15 davanti alla sede della Regione Emilia Romagna
Per un Piano Casa Popolare della regione Emilia Romagna
In Emilia Romagna sono ormai più di 20 anni che assistiamo a processi
di privatizzazioni e allo smantellamento dello stato sociale. Questa
situazione viene oggi peggiorata da processi di crisi economica:
aumenta la disoccupazione e la precarietà sociale.
Il problema abitativo diventa oggi centrale e tocca diverse tipologie:
da chi è strozzato da un mutuo, agli affitti insostenibili,
all’impossibilità di accedere alle case popolari, sempre più ridotte di
numero. Si assiste rispetto al 2008 ad un incremento medio degli
sfratti per morosità di circa il 50%, trend che non accenna a
diminuire. La crisi economica si innesta su una legislazione che risale
alla famigerata legge sulla casa 431 del 1998, che ha liberalizzato i
canoni.
Di fronte a tutto questo le politiche della regione sulla casa sono
inadeguate.
Si è aperto in questi giorni l’ennesimo bando per il sostegno
all’affitto che vede 20 milioni di euro erogati da Stato e Regione per
soddisfare più di 50 mila domande ovvero gli stessi soldi che nel 2000
vennero erogati per 20 mila domande.
In Regione sono state superate le 30 mila domande per l’accesso
all’edilizia residenziale pubblica a fronte di un incremento di case
popolari rasente allo zero. Lo stanziamento economico a favore delle
case popolari previsto dal Piano Casa del governo nazionale riguarderà
circa 2000 alloggi.
La Regione ha condiviso questo stesso Piano Casa che nella sostanza
consentirà di ampliare a costo zero villette mono e bi-familiari che
ammontano a più di 500 mila in Regione.
Terrazzi e portici diventeranno stanze affittate a prezzi
insostenibili. Tutto questo favorendo la rendita e la cementificazione.
Inoltre siamo in presenza di una legislazione che colpisce duramente
sul piano penale e amministrativo con l’esclusione dalle graduatorie
chi è costretto ad occupare un alloggio.
Lo sviluppo urbanistico ormai con una connotazione omogenea in
regione, si parla di una area metropolitana emiliana, è guidata
unicamente dalla speculazione che vede cambi d’uso dei terreni da
agricoli a edificabili tesi a favorire la rendita.
Il disagio abitativo viene utilizzato per incrementare una terroristica
campagna contro i lavoratori immigrati, producendo una guerra tra poveri.
tratto da bolognaprendecasa.noblogs.org